the house

house_bachelard

Con questo link al blog di Keri Smith festeggio i tanti anni che ormai sono passati da quando ho cominciato a leggerla, a comprare (e usare) i suoi libri, e a imparare da lei quando ancora della rete non sapevo niente. E Amanda Palmer, che per festeggiare il suo milionesimo follower su Twitter ha scritto una cosa fantastica sul suo punk e il folk di Pete Seeger e la “chiesa” del web e la sua idea di farsi “usare”. E le creature vicine e lontane che mi stanno ispirando a costruire una casa che ancora non c’è.

nove gioielli dell’anno #2

(this article was originally posted on Alaska at Radio Popolare)

Ecco altri tre gioielli della blogosfera del 2009, che promettono bene anche per il nuovo anno. Due giorni fa ne abbiamo visitati tre tutti realizzati a New York, oggi invece saranno tutti al femminile.

Cominciamo dall’illustratrice e guerrilla artist canadese Keri Smith, che ha da poco pubblicato il suo nuovo libro interattivo, This is not a book, e già annuncia che ne sta già preparando uno nuovo. Il suo celebre e visitatissimo blog è un luogo di riflessione sul rapporto fra conoscenza e tecnologia, e sull’importanza dell’errore, dell’improvvisazione, della sorpresa, del fatto a mano. Le guide artistiche di Keri Smith vanno da Bruno Munari a John Cage a Italo Calvino, e Keri non ha mai ceduto alla tentazione di guadagnare del denaro dal suo blog, diventando invece la madrina dell’Ad Free Blog – il blog senza inserzioni pubblicitarie per cui ha anche creato il logo con la civetta ripreso da moltissime imitatrici. Da quando è diventata mamma, posta un po’ meno spesso, ma anche qui, non sembra avere l’urgenza di essere presente sulla rete a tutti i costi, e questo l’ha resa forse ancora più desiderabile. Il suo blog, fra piccole scoperte, disegni, giochi e provocazioni, diventa anche il luogo dove postare i risultati dell’interattività dei suoi libri, come le vere e proprie opere d’arte in cui i suoi lettori hanno trasformato ognuno la propria copia del recente This is not a book. Pur essendo una pioniera della rete, rimasta online praticamente per tutto il decennio, è sempre molto guardinga sulle nuove tendenze della blogosfera e della ricerca in rete.

*

Finalmente un blog di casa nostra; scostumate, dissacranti, sboccate, Le Malvestite si può soltanto amarle. Sezionano e massacrano con cognizione di causa quello che vedono in televisione, al cinema, in dvd. Indimenticabile la loro recensione del kolossal leghista Barbarossa.

*

In conclusione della puntata di oggi, un blog tutto al femminile ma fotografico e collettivo, Habit. Ha da poco compiuto un anno. Ecco cos’hanno scritto Emily e Molly il 1° dicembre: “Ciao! Oggi è un anno che postiamo su habit. Dodici mesi fa eravamo soltanto noi due, a catturare frammenti della nostra vita quotidiana, ma nel corso dell’anno si sono unite a noi 33 donne affascinanti, e ci siete stati anche voi. Abbiamo apprezzato i vostri messaggi e quando ci avete citato nei blog, Siamo onorate di sapere che questo progetto abbia trovato in voi tanta risonanza. A dicembre posteremo tutte insieme e speriamo che vi piacerà“. Non potrebbe essere altrimenti, perché habit è un’opera d’arte. Ogni giorno posta una donna, o tre o quattro, o dodici, o quindici, e poi di nuovo, una, sette, o magari quattro, e così via. Sono spesso sposate e hanno dei bambini, lavorano, si occupano della casa, cucinano. Ognuna posta soltanto col proprio nome, una foto che fa da diario della sua vita quotidiana di quel momento, e un commento di una frase al massimo. I volti non si vedono, perciò tutte le foto di casa e di famiglia, delle commissioni e delle passeggiate, delle visite ricevute e di quelle fatte, del meccanico, del cibo preparato in cucina sono sempre primi piani ravvicinatissimi, frammenti spezzati, dettagli a volte quasi irriconoscibili. A loro volta, i commenti scritti sono allusioni, la sintesi sprigiona una vera e propria poesia del quotidiano, che si scatena anche per effetto dell’accumulo dei post di tutte e del loro accostamento. Le giornate storte e quelle stupende, si scopre sfogliando habit, alla fine sono fatte di piccoli cerotti sulle ferite, di barattoli aperti, di libri aperti, di sciarpe appoggiate sulle sedie, di depliant, di biciclette, di brina sui vetri delle finestre, di gatti che dormono e cani che giocano, di costruzioni, di segni di stanchezza, e di una quantità impressionante di piatti da lavare. Habit è un capolavoro del blog, potente perché pur svelando pochissimo riesce a essere fedelissimo alla realtà.

Le musiche di oggi erano “Bachelorette” di Bjork con il Brodski Quartet e “Maybe not” di Cat Power

Ecco la puntata di oggi:

Per scaricarla sul tuo computer clicca qui.

Il libro e la sorpresa

(this article was originally posted on Alaska at Radio Popolare)

L’illustratrice e guerilla artist Keri Smith, canadese, ha appena pubblicato il suo nuovo libro interattivo, This is not a book, e non smette di riflettere, sul suo celebre blog, sul rapporto fra conoscenza e tecnologia, e sull’importanza dell’errore, dell’improvvisazione, della sorpresa. Il suo post di due giorni fa recita così:

“Una delle cose a cui sto pensando ultimamente è come Internet mi stia spingendo a correre molti meno rischi nella mia vita. Mi ritrovo a fare decisamente troppe ricerche su troppe cose (e dio sa quanto mi piace fare ricerche). ma è poi necessario farlo proprio con tutto? Con ogni acquisto, con ogni domanda, con ogni argomento? Il mio acquisto di libri è drammaticamente cambiato, visto che adesso sono capace di filtrare decine di recensioni nel tentativo di determinare quali siano più vicine al mio pensiero e alle mie inclinazioni intellettuali. Invece di formarmi un giudizio basandomi sulla descrizione dell’editore, mi ritrovo a giudicare all’infinito i recensori individuali, persone di cui non so nulla e con cui probabilmente non ho niente in comune. Se ci pensiamo bene, è una cosa molto strana. Se io entrassi adesso in un’aula con dentro cento persone, darei per scontato che soltanto l’1% abbia una personalità simile alla mia (magari è poco, ma io sono decisamente all’estremità dello spettro). Mi farei dare un consiglio su cosa leggere da tutti gli altri? Decisamente no. E allora com’è che valuto un libro da quante stellette ha ricevuto?

Non intendo essere dura con me stessa su questo punto. Se devo spendere del denaro, mi piace sapere che sto facendo una buona scelta basata su tutte le informazioni che posso ottenere. Mi piace quando le perosne mi consigliano un libro, anche quando sono dei completi estranei. Ma sto cominciando a riflettere su cosa comporta un mondo in cui il rischio è ridotto a zero.

Ancora più importante, che diavolo è successo all’occhiata che si dava al retro di copertina, accettando di correre il rischio? Che ne è di quel tipo di apprendimento che nasce dall’aver fatto un errore e doverci convivere? E cosa dire della quantità di tempo che ci porta via fare ricerche su qualunque cosa? Come viene alterata la nostra psicologia dal tentativo continuo di assicurarci che una cosa sia perfetta? Come cambieremo se non rischiamo più niente? Cosa succederà se non compiremo più errori?

Penso che farò un esperimento. Mi vieterò qualunque tipo di ricerca per un mese. Semplicemente un salto nell’ignoto ad ogni gesto che farò. Prometto di comprare libri basandomi soltanto sulla copertina.”

Mentre Keri Smith inizia il suo mese di sperimentazione, si sta concludendo l’esperimento di Nina Sankovitch, che con il 28 di ottobre completerà un anno intero in cui ha letto un libro al giorno, 365 in tutto. Nina,46 anni, quattro figli, aveva bisogno di qualcosa che la aiutasse a governare il dolore profondo causato dalla morte della sorella. Un anno dopo, anche se ancora in lutto, può dire di aver letto più di libri di quanti l’italiano medio leggerà in tutta la vita, e ha scoperto il piacere di scrivere. Il suo blog è un inno alla bibliofilia onnivora, e alla gioia dei collegamenti che ogni libro scatena con l’altro. Oggi, per esempio, posta la recensione di un romanzo di James Lee Burke, e lo recensisce mentre ne sta, ovviamente, leggendo un altro entro domani. Nonostante la vastità dei libri letti, gli argomenti preferiti da Nina sono chiari, tanto che ha diviso le recensioni per tipo di libro, dalla tristezza al tennis. Esplorate il suo blog e ditemi se avete mai praticato un esperimento in qualche modo simile al suo.

In chiusura, due segnalazioni: la prima è che apre sulla blogosfera italiana il nuovo letteraturarinnovabile.com, all’insegna del concetto che anche la letteratura si può rileggere, rifare, riciclare, come materiale sano, ecologico e rinnovabile. Sul sito cominciate a trovare i primi spunti, dal BookJockey Day che si svolgerà a novembre, al minimanifesto di Letteratura Rinnovabile, che ci provoca sull’idea di plagio e di cover letteraria.

Nel frattempo, giunge a compimento la promessa nuova follia editoriale del trimestrale McSweeeneys, che festeggia il suo 33esimo numero. Lo scrittore Dave Eggers, che citavamo qualche puntata fa a proposito della sceneggiatura del nuovo film di Spike Jonze, e che è anche editore e direttore di McSweeney’s nonché factotum delle varie sedi della scuola di scrittura e assistenza per ragazzi 826, conferma che la redazione della rivista, – 12 persone fisse + 100 fra autori e illustratori – sta lavorando a San Francisco Panorama, il quotidiano cartaceo di McSeeeneys’ che uscirà soltanto una volta, in un solo numero, al prezzo di 55 dollari. La cosa strabiliante è che come un vero quotidiano, porterà le notizie, anche locali, del giorno in cui uscirà – quindi se una gran parte del lavoro di ricerca grafica, le vignette di Art Spiegelman, Daniel Clowes e Chris Ware, i cruciverba, le mappe, un diario dall’Antartide, gli editoriali, e i testi di fiction – tutto ciò che si conviene al domenicale che il giornale vuole essere – possono essere assemblati prima, gran parte del lavoro per San Francisco Panorama si chiuderà la notte prima della sua uscita, che cadrà un bel giorno di novembre. Il giornale verrà venduto nelle strade di San Francisco, ma sarà disponibile anche per gli abbonati e per chi lo prenota. Mentre la stampa cartacea sembra annaspare alla ricerca di aria fresca, dall’assaggio che si può vedere sul sito è chiara l’intenzione di dimostrare che è ancora possibile pubblicare su carta con tutte le pirotecniche varianti creative del formato-giornale.

Le musiche di oggi erano “Sea of heartbreak” di Rosanne Cash feat. Bruce Springsteen e “Breaking dawn” di Brother Ali

Ecco la puntata di oggi:

Per scaricarla sul tuo computer clicca qui.

the first one

IMG_0033

I have just delivered my small contribution to a nice project and now is time to go back to another project, which is all mine and I had layed down to chill out for a while. My friend A is getting married and she’s going to keep a funny diary about her work in progress which is very promising. Here above you can see one of the first pics I took with the new camera (very daily scene over at my house). I am very much in awe of the digital prodigy itself, with all its different options, but now I am trying to understand how I can sabotage its diabolical perfection. I know I will never be able to get the shadowy oldish crazyness of SX-70 back, but I need to find a way to break this scheme which was meant to prevent us from failing. Most of the time this is exactly the matter. How do we give warmth, personality, rough edges, mistakes – life, that is – to the stuff that we obtain from machines? Last night I attended a short acoustic set by one of the bands that are most dear to me, Afterhours, and they’re still brimming with exactly that spirit: pure energy, even when it’s rough, even in difficult environments, because if we can focus on what we’re doing, what we enjoy is the process, not the product. It’s the same that I have learnt from Keri Smith, rare jewel. I was so lucky to have an interview with her a few days ago, and I hope her crystal clear spirit will bring luck to the blog. F too, thinking about photography, is pondering over this: which are pictures full of life – indetermined, fluctuating, real – over those that are dragging, fixed, perfectly concocted. In a certain way, life is not whole, is not still, is not framed, is not in focus.