di nuovo una cosa sola/one again
Friday, December 11th, 2009Una cosa ho scoperto di sicuro, che quando scriviamo ci trasformiamo in qualcosa che è fatto soltanto delle nostre cellule cerebrali, dimenticando tutto il resto. Una volta che ne sono uscita, sono rimasta scioccata nello scoprire di avere ancora un corpo. Non riuscivo a ricordarmi quello che avevo mangiato per settimane, o interi percorsi per andare al lavoro. Somiglia molto a quando si è innamorati, è un’ossessione, e se ne esce dall’altra parte svuotati e inetti, sebbene in qualche modo vincitori, estranei a se stessi. Così il tempo di zuppa di cui vi parlavo è diventato volutamente tempo di sonnellini, di dormite, di coccole, di letture, di film, di risate, di camminate, di odori, di maglioni caldi, di bagni, di cucinare e nuotare, tutto quel nutrimento che non ci viene dal pensiero – il mondo reale che arriva a noi attraverso il corpo e i sensi, e non mi sorprende che pian piano mi sto riprendendo. Mi chiedo se un giorno riuscirò a bilanciare meglio questi due aspetti.
Più esploro la blogosfera, più trovo compagni di Polaroid, è bellissimo. E l’Impossible Project sta lì a dimostrare che il puro commercio non necessariamente può dettare quello che amiamo. Sono molto vicini a mettere in produzione la nuova pellicola che tanto aspettiamo :)
Per il fine settimana, una musica stupenda :)
One thing I’ve found for sure, in writing you turn into just your brain cells, forgetting everything else. Once I came out of my own writing, I was shocked at finding I actually still had a body. I couldn’t remember what I had eaten for weeks, or whole days of my commuting. It’s very much like being in love, it’s an obsession, and you come out of it at the other end emptied and inept, though a winner in your own way – a stranger to yourself. So soup time is now purposedly turning into nap time, sleep time, cuddle up time, reading time, movie-watching time, laughing time, walking time, smelling time, dressing up time, bathing time, cooking time, swimming time, all that nourishing that doesn’t come from thinking – the real world that comes to us through our bodies and senses, and no surprise I’m slowly recovering. I wonder whether one day I’ll be able to juggle this better.
The more I explore the blogosphere, the more I find fellow Polaroid fans. It feels so good. And The Impossible Project is there to show that pure commerce doesn’t necessarily dictates what we love. They are finally close to producing the new film we’ve been long waiting for :)
For the weekend, great great music here :)


