dal vero/from life

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Il filo rosso che sto seguendo in questi giorni è la realtà. Il paese è reale, dopo molti e tenaci preparativi, è diventato, appunto, reale, con il concerto collettivo di venerdì scorso nel piazzale della Stazione Centrale di Milano – un luogo di per sé molto reale (o irreale) per noi milanesi, uno dei simboli della trascuratezza e della morte degli spazi pubblici nella nostra città, l’ideale per manifestare qualcosa sul nostro profondo desiderio di cultura e di condivisione; in quella piazza ho visto per la prima volta mescolati i fan del rock con i tossici, i passanti, gli immigrati, i turisti – mooolto reale. E la realtà mi si è dimostrata come la faccia concreta del sogno. Essere reali, veri, non vuol dire farsi bastare quello che c’è. Si può anche inventare quello che non c’era e farlo diventare altrettanto reale. Il giorno dopo, a Riva del Garda, Paolo Benvegnù ha suonato in diretta a Patchanka e ci ha commosso. E’ più concentrato che mai e sta scrivendo canzoni meravigliose, e anche lui sente che il paese reale ha bisogno che noi si riesca a fare la differenza. E infine, sempre a Riva del Garda è avvenuto un incontro che per me è davvero un regalo della blogosfera:. Simo Capecchi è stata nostra ospite in diretta, e così, dopo il suo avventuroso viaggio per raggiungerci da Napoli risalendo il lago in battello (naturalmente disegnando!), l’ho conosciuta di persona. E’ stata una bellissima giornata, ci siamo divertite molto, e ho avuto l’onore di sfogliare dal vero alcuni dei suoi magnifici taccuini acquarellati e di vedere il kit che usa per disegnare (il suo taccuino che vedete qui sopra è quello a fisarmonica che ritrae con una sequenza ininterrotta un’ intera giornata intorno al Crescentone  a Bologna – grazie Simo!). Nelle nostre conversazioni continuava ad emergere la commistione fra reale e virtuale; il taccuino concreto, fatto a mano, in copia unica, che però si può sfogliare e condividere online arrivando a formare vere e proprie comunità, per poi addirittura conoscersi in carne e ossa e magari disegnare insieme; la fisicità del disegno e invece l’incorporeità del mezzo che aiuta a condividerlo; e ancora, l’estrema soggettività dello sguardo di chi tiene un taccuino di viaggio che pure riesce a restituire un’impronta della realtà più efficace di tanti reportage.

The red thread I’m following these days is reality. Il paese è reale (the country is real), after many and tenacious preparations has become, in fact, real, with the collective concert last Friday night in the square of Stazione Centrale in Milan – a place very real (or unreal) in itself for us Milanese, one of the symbols of the neglect and the death of public spaces in our city, the ideal place to demonstrate something about our deep desire of culture and sharing; in that square I saw for the first time rock fans mingling with junkies, passers by, immigrants, tourists – veeeery real. And reality revealed itself as the practical face of dreams. Being real, being true, doesn’t mean we just make do with what’s already there. We can also create something that wasn’t there and make it just as real. The day after that, in Riva del Garda, Paolo Benvegnù played live in Patchanka and moved us to tears. He’s more focused than ever and he’s writing wonderful songs, and he too feels that the “real country” needs us to make a difference. And, last but not least, in Riva del Garda a gift from the blogosphere materialized for me: Simo Capecchi was our guest on air, therefore, after her adventurous journey from Naples to meet us, coming up lake by boat (and drawing all the way, of course!), I met her in person. It was a great day, we had loads of fun, and I had the privilege to really leaf through some of her wonderful watercoloured sketchbooks and to be shown her drawing kit (the sketchbook above  is her japanese notebook seamlessly depicting one whole day around Crescentone in Bologna – thank you Simo!) In our conversations one theme kept popping up: the mingling of real and virtual; the physical sketchbook, handmade, one of a kind, that you can nonethless flip through and share online getting as far as to create communities, or even to meet others in person and maybe draw with them; the bodily nature of drawing as opposed to the incorporeal nature of the mean by which we share it; and last, the extreme subjectivity of the sketchbook artist that still retains an impression of reality much stronger than any reportage.

i boschi 5/the woods 5

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Nei boschi ho pensato, potrei farmi una casetta sull’albero. Poi ho pensato, sto già trascorrendo gran parte della mia vita a costruirla, con o senza alberi. Cose nuove sul mio flickr, vi aspetto oggi al grande concerto de Il paese è reale, e domani a Riva del Garda, passate un bellissimo fine settimana.

In the woods I thought, I could make myself a house on trees.  Then I thought, I’m already spending much of my life building it, with or without trees. New stuff on my flickr, I’ll be waiting for you today at the great show of Il paese è reale, and tomorrow in Riva del Garda, have a great weekend everyone.

oro e toppe/gold and patches

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New York adesso mi dà esattamente questa sensazione: è vecchia, rattoppata, ruvida, lussureggiante, stracolma, piena di specchi, dorata, industriale, domestica e libresca. Ho trascorso del tempo meraviglioso con amici vecchi e nuovi – E. e J. e F. che mi hanno fatto sentire a casa e mi hanno aiutato a rimettere insieme i pezzi, M. & la band con cui ho passato una gran giornata di sole a Williamsburg, S. che sono riuscita  veder suonare di nuovo dopo un periodo troppo lungo (e grazie per Medicine Show!), gli amici e le amiche da casa che mi hanno mandato messaggi di affetto e sostegno mentre ero via e si sono presi cura della nobile B. Ho vagabondato per librerie piene di gatti, ho visto gli scoiattoli uscire dal letargo a Central Park, ho bevuto e giocato a biliardo nei bar, ho visitato i dinosauri all’American Museum of Natural History, ho scrutato le nuvole basse intorno alle cime dei grattacieli, ho ascoltato belle discussioni di politica, ho mangiato torte di mele fatte in casa nei caffè (qui sopra lo stupendo Blackbird di Williamsburg), ho mangiato cibo di tutti i paesi del mondo, ho ascoltato la E Street Radio mentre cominciava il tour di WOAD. E’ stato tutto pigro e affettuoso, e mi sembra che mi sia successa una cosa così terribile e irrimediabile che niente mi farà più paura. Qualcosa mi dice che vi attende una lunga lista di post e di libri e di fotografie su New York. Fotografare New York è come stropicciare la pancia di un gatto che fa le fusa, è stata talmente amata da fotografi e registi che quando la guardi ricambia il tuo amore. Infine, S. mi ha indicato un gustosissimo blog di cose fatte a mano, di sicuro sarà una dolce sorpresa per quelli che avevano già un debole per il dottor Reid di Criminal Minds.

That’s exactly what New York feels to me now: old, patched, rough, luscious, full, mirrored, golden, industrial, homey, bookish. I had the most amazing time with friends old and new – E. & J. & F. who made feel at home and helped me put my pieces back together, M. & the band whom I spent a great sunny day with in Williamsburg, S. who I got to see playing after too long a while (thank you for Medicine Show!), friends from home who texted me love and support while I was away and took good care of the noble B.  I went roaming in bookstores full of cats, watching squirrels waking up from their hibernation in Central Park, drinking and playing billiard in bars, sightseeing for dinosaurs at American Museum of Natural History, eyeing low clouds around the top of skyscrapers, hearing great political talk, eating home-made apple tarts in cafes (here above the most beautiful Blackbird in Williamsburg), all-around lunching, listening to E Street Radio while the WOAD tour begins. It was lazy and loving, and it seems that something so scary and irreparable has happened to me that I won’t ever be scared anymore. I have this feeling that you’re going to get a whole list of New York posts and books and photographs. Shooting New York is like stroking a purring cat’s belly, she’s had so much love from photographers and film-makers that she loves you back when you look at her. Finally, S. has directed me to the most juicy blog of things handmade, it’s sure going to be a sweet suprise for those who already had a soft spot for Dr Reid from Criminal Minds.

creature/creatures

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Buona nuova settimana a tutti – qui è tempo di bilanci, chiusure, aperture e chiaroveggenza, né bello né brutto di per sé, solo un tempo da seguire come un fiume per vedere dove va.  Oggi è un giorno di creature: Patti Smith ha incontrato il pubblico ieri sera a Milano e ha cantato qualche canzone – la versione a-cappella di Because the night è stata prodigiosa. M. e il gruppo sono tornati a casa da un mondo di cartone, ci è voluto tanto lavoro e parecchia lucidità per uscirne sani, sono così orgogliosa di loro e di quello che hanno ottenuto senza compromettere neanche un po’ della loro natura. A proposito di premi, Sean Penn ha ricevuto un Oscar per il suo ruolo in Milk - un essere veramente intenso, potete vedere il suo discorso di accettazione qui. Mimì ha pubblicato il suo nuovo romanzo dopo 5 anni, e oggi ha un reading in città. Il mio libro ha ricevuto un’imprevista iniezione di energia ieri sera, e così oggi comincio seriamente i Grandi Lavori. La mia rosa nata al supermercato ormai è  così cresciuta che le ho preparato un vaso più grande, e il narciso che mi ha dato F. ha ereditato quello piccolo. Gran bel pasticciare con la terra, e la B. è stata in brodo di giuggiole tutto il fine settimana perché stavo a casa, formidabile creatura.

I wish you all a great new week - time for assessments, closures, openings and clairvoyance here, neither good nor bad in itself, just a time that needs to be followed like a stream to see where it takes. Today is a day for creatures: Patti Smith met the audience in Milano last night and she sang a couple of songs – the a-cappella version of Because the night was a prodigy. M. is back with the band from a cardboard world, it took a lot of work and clarity to stay sane, I’m so proud of the guys and what they achieved without compromising one bit. Talking of prizes, Sean Penn got an Academy Award last night for his role in Milk, such an intense being, his acceptance speech here. Mimì has his new novel out after 5 years, and he’s reading in town today. My book got an unforeseen energy injection last night, so today I’m seriously starting the Great Works. My supermarket rose is so tall now that I fixed her a bigger vase, and the narcissus that F. gave me inherited the smaller one. Lots of fun playing with the dirt, and the B was in raptures all weekend at having me home, amazing creature that he is.

la prima/the first one

In questi giorni ho consegnato la mia piccola parte di un progetto molto bello, che elencherò quando sarà pronto in un’apposita sezione dei link (avete visto che la B non ha resistito e ha già linkato un po’ di creature?), e adesso è arrivato il momento di tornare a un altro progetto, tutto mio, che avevo messo a raffreddare per un po’. La mia amica A. si sposa e terrà un ironico diario dell’avvento al grande giorno che promette grandi cose. Qui sopra una delle prime foto scattate con la nuova macchina (una scena piuttosto tipica a casa mia). Il prodigio digitale in sé, con tutte quelle possibili scelte incorporate, mi riempie di meraviglia. Adesso sto cercando di capire da che parte si comincia per sabotare la diabolica perfezione di questo giocattolo. So che non potrò mai ritrovare la vecchiezza folle e ombrosa della SX-70, ma devo capire come fare a spezzare questo schema pensato per non sbagliare niente. Tutto sommato, credo che la questione sia spesso tutta qui. Come ci regoliamo per trasmettere calore, personalità, sporcature, errore, insomma – vita, a quello che otteniamo dalle macchine? Ieri sera ho visto suonare un breve set acustico a uno dei gruppi che mi sono più cari, gli Afterhours, e continuo a trovarli traboccanti di questo preciso spirito – pura energia anche sporchissima, anche in condizioni difficili, perché l’idea è che, se riusciamo a concentrarci, quello che ci godiamo è il processo, non il risultato. Sono le cose che mi ha insegnato anche Keri Smith, una perla rara. Ho avuto la fortuna di intervistarla qualche giorno fa e spero che il suo spirito così cristallino porti fortuna al blog.  Anche F, pensando alle fotografie, sta proprio riflettendo su quali sono quelle piene di vita – indeterminate, fluttuanti, reali – e quelle statiche, perfettamente calcolate.  In un certo senso, la vita non è intera, non è ferma, non è inquadrata, non è a fuoco. 

I have just delivered my small part in a nice project I will list here in a proper section of the sidebar links in the future (have you seen what happened? The B has already linked a few fellow creatures). Now is the time to go back to another project, which is all mine and I had layed down to chill out for a while. My friend A is getting married and she’s going to keep a funny diary about her work in progress which is very promising. Here above you can see one of the first pics I took with the new camera (very daily scene over at my house). I am very much in awe of the digital prodigy itself, with all its different options, but now I am trying to understand how I can sabotage its diabolical perfection. I know I will never be able to get back the shadowy oldish crazyness of SX-70, but I need to find a way to break this scheme which was meant to prevent us from failing. Most of the time this is exactly the whole matter. How do we give warmth, personality, rough edges, mistakes, life, that is, to the stuff that we obtain from machines? Last night I attended a short acoustic set by one of the bands that are most dear to me, Afterhours, and they’re still brimming with exactly that spirit: pure energy, even when rough, even in difficult environments, because if we can concentrate on what we’re doing, what we enjoy is the process, not the product. It’s the same thing that I have learnt from Keri Smith, rare jewel. I was so lucky to have an interview with her a few days ago, and I hope her crystal clear spirit will bring luck to the blog. Also F, thinking about photography, is pondering over this: which are pictures full of life – indetermined, fluctuating, real – over those that are dragging, fixed, perfectly concocted. In a certain way, life is not whole, is not still, is not framed, is not in focus.