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Stamattina mi hanno preso le impronte digitali. Entrando nella filiale di quartiere della mia banca, ho ricevuto istruzioni su come premere il dito indice sinistro su un nuovo scanner. La guardia giurata mi ha spiegato la nuova procedura e mi ha detto che potevo prendere visione del regolamento una volta all’interno. Prima ci dai l’impronta digitale, poi puoi vedere il regolamento. Alle mie obiezioni, lo zelo della guardia nel difendere la nuova procedura mi ha fatto pensare di non essere la sola ad aver manifestato disagio. Una volta dentro ho chiesto di vedere il regolamento, mentre l’impiegata al banco procedeva a illustrarmi le bellezze della nuova procedura. Leggendo il regolamento ho appreso che è mio diritto chiedere di entrare da un altro ingresso e senza lasciare la mia impronta digitale. Peccato che fossi già entrata, e dubito che qualcuno chiederebbe di usare un ingresso alternativo senza temere di suonare pedante o – peggio – sospetto. Ho anche appreso che la mia impronta sarebbe stata conservata per 7 giorni nel caso la polizia ne avesse bisogno per investigare su un’eventuale rapina, e poi cancellata. Per alcuni clienti, che incassano assegni o fanno pagamenti una o due volte alla settimana, questo significa che l’impronta gli verrà chiesta a ogni ingresso e conservata senza interruzioni (e probabilmente sono quelli che con meno probabilità compirebbero una rapina). Quando ho espresso il mio sconcerto, mi sono sentita rispondere che “è tutta colpa dei criminali”. Nessuno dei miei interlocutori è sembrato minimamente scettico sul fatto che difendersi contro crimini e furti risieda nel creare le maggiori barriere possibili, in assurde spese per la sicurezza, nell’invasione della privacy, nella paura e nella polverizzazione dei rapporti umani. A questo punto ogni mia visita alla filiale comprenderà: 1) una grossa pistola (quella della guardia) 2) armadietti obbligatori per i miei effetti personali 3) body scan per i metalli 4) riprese video 5) e adesso il rilascio delle impronte digitali. Vi assicuro che l’e-banking comincia a sembrarmi molto più umano.  E l’ironia di tutto questo è che ero entrata per fare un pagamento, e che probabilmente né io né la guardia né l’impiegata possediamo niente che valga la pena di essere rubato, o di essere difeso con la violenza.

I was fingerprinted this morning. Upon entering the neighbourhood branch of my bank, I was instructed to put my left index finger on a new scanner. The guard explained to me the new procedure and said that full regulation was available for me inside. Hence, first the fingerprint, then access to the policy. At my objections, the guard’s zeal in defending the procedure made me think that I was probably not the only one enraged or at least worried by it. Once in, I asked to see the regulation, whilst the clerk at the desk proceeded to defend the procedure again. While reading, I found out that it was my right to enter the bank from a different door and without fingerprinting. Pity I was already inside, and I doubt anyone would ask to use a different door knowing it would sound pedantic or, worse, suspicious. I also learnt that my fingerprint would be held for 7 days in case the police needed it for investigation on a possible robbery, and then cancelled. For some clients, cashing checks or making payments once or twice a week, this means being fingerprinted everytime and their fingerprint being held perpetously (and they are probably the less likely to hold a robbery). When I voiced my discomfort, the reply I got was that “it’s all the criminals’ fault”. Nobody seemed the least doubtful that defense against criminality or theft resides in the strongest barriers possible, in foolish security expenses, in invading the people’s privacy, in fear and in disruption of human relationships. My visits to the local branch now include 1) a big gun (the guard’s) 2) mandatory locking of my belongings 3) body scan for metals 4) videotaping 5) and now fingerprinting. Actually, e-banking starts to sound a lot warmer. The irony of it all is that I had entered to make a payment, and neither me or the guard or the bank clerk probably own anything worth stealing, or defending to the point of violence.

2 Responses to “robin hood”

  1. Johnny Says:

    Ok, concordo, misure angoscianti.
    Soluzioni alternative?
    Una critica senza una proposta è zoppa.

  2. cinzia Says:

    Mi vengono in mente i sistemi di sicurezza e identificazione di Gattaca, film che ho adorato.
    I rapinatori ben organizzati avranno già polpastrelli di ricambio.
    Un giorno ti racconterò della mia visita alla banca indossando le scarpe di sicurezza, quelle col metallo nella suola e in punta…

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