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progresso/progress

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In questi giorni si parla tanto di vita su altri pianeti, extraterrestri e simili: sono sempre stata affascinata fin da bambina, come chiunque altro, dalla possibilità che non fossimo soli nell’universo, e ho la massima ammirazione per gli scienziati che espandono i confini del nostro mondo conosciuto. Ma più vivo, e più leggo della natura, e più mi convinco che ci sia qualcosa di intrinsecamente violento e sbagliato nell’idea di espansione che la nostra specie ha perseguito finora, un’idea che è lineare, supponente, maschile e coloniale, basata sul perseguimento degli obbiettivi senza alcun riguardo per l’etica e la profondità del processo. Le prove sono tutt’intorno a noi, nella scomparsa radicale di altre specie, nell’accumulo di ricchezza di pochi a danni di molti, nella fuga dalla conoscenza profonda in favore della nostra crescita indiscriminata, in base a un diritto di supremazia francamente tutto da dimostrare (a meno che, naturalmente, non diciamo che la superiorità è dimostrata di per sé dalla forza e dalla prepotenza). E più facciamo così, e più l’aspirazione di chi non ha niente sarà quella di partecipare all’abbuffata di cartapesta che abbiamo messo in piedi in Occidente. Quando sento il verso dei delfini che cercano di comunicare con noi, penso che qui abbiamo già tutti i misteri che si possano desiderare; gli alieni sono qui da un pezzo e siamo noi che siamo sordi.

There’s quite a lot of talk these days about life on other planets and ETs; I have been fascinated as much as the next person since I was a child by the possibility of us not being alone in the universe, and I have the utmost admiration for scientists extending the borders of our acknowledged world. But the more I live, and the more I read about nature, the more I am convinced that there is an inherently wrong and violent implication in the kind of expansion our species have pursued up to now, an attitude that is a linear, preposterous, malish and colonial, based on the pursuit of objectives regardless of the ethics and depth of the process.  Proof is all around us, in the radical disappearance of other species, in the pilinug up of wealth by a few to the detriment of many, in the escape from deep knowledge in favour of our indiscriminate growth, sprung from a native right to supremacy that is still to be proved (unless we take strenght and high-handedness as proofs of superiority in themselves), And the more we do this, the more those who have nothing will pursue the aspiration to partake in the giant bogus binge that we Westerners have put up. When I hear the call of dolphins trying to communicate with us, I think we already have here all the mysteries we might desire; aliens have been here for long, it is just that we are deaf.

2 Responses to “progresso/progress”

  1. Ale Says:

    Quanto hai ragione. Credo che sia una vecchia e nefasta idea umana, quella di sentirsi in diritto di disporre di ogni cosa senza cura e attenzione. All’alba dela scienza moderna F.Bacone diceva che “sapere è potere”, ovvero potere di dominare, trasformare le cose, poiché, come scritto anche nella Bibbia, l’uomo è il vertice della creazione e ha il diritto di dominare la natura (pochi anni prima veniva conquistata l’America, non scoperta, perchè scoprire significa rispettare e riconoscere ciò che si va scoprendo).
    E che ci si trovi di fronte un alieno, un fiore, uno sguardo o una macchia di benzina sull’asfalto non cambia nulla, il mistero, assoluto ed inesauribile, è nel loro essere semplicemente presenti, lì, davanti a noi…

  2. Marina Says:

    sì, mi fai venire in mente che c’è anche qualcosa di terribile nel credere di poter possedere il mistero a tutti i costi, quando a volte il mistero basterebbe guardarlo, lasciarsene riempire, goderne. Naturalmente del mistero si appropriano anche le religioni, ma trovo un elemento reale nell’ammettere che il mistero è più grande di noi. Pur mantenendo un approccio razionale, credo che siamo un unico grande organismo vivente, che respira tutto insieme, legato da leggi mutevoli che la scienza può aiutarci a conoscere, ma che smonta in piccoli pezzi senza mai riuscire a catturarne l’armonia complessiva.

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