è il nostro momento
Il mulinello impazzito del fine settimana mi ha finalmente tirato fuori dal mio cubicolo, è stato pieno di conversazioni sui grandi temi dell’universo ma anche di risate a crepapelle, ho rivisto amici lontani o che credevo perduti, un turbinio di cene, pranzi, corse sotto la pioggia, commissioni, telefonate, sfornare biscotti, bookcrossing ai chiostri, idee fenomenali di imprese professionali per il futuro nate in tram, e bricolage casalingo: ho dipinto di rosa il tavolo della cucina e purtroppo è bastato un attimo di distrazione e si è dipinta di rosa anche la B, con conseguente intervento del veterinario, per fortuna ora è tutto a posto, tranne che il tavolo rosa alla fine non mi piace e lo ridipingerò di bianco. Il premio complessivo annuale per il design del Museo del Design di Londra è andato al celebratissimo poster di Barack Obama disegnato da Shepard Fairey. All’inizio era nato come progetto spontaneo finanziato dallo stesso Fairey e non faceva parte della campagna ufficiale di marketing; ha preso piede spontaneamente partendo dai muri di Los Angeles, e per molto tempo chiunque ne facesse uso o lo vendesse anche su e-bay ha rispettato l’idea di versare ogni eventuale guadagno alla campagna elettorale. Oggi, a posteriori, è un’immagine di una potenza unica, che ha messo in relazione la grafica socialista/sindacale degli anni Trenta con l’idea dell’uomo del futuro, l’essere umano che sarà impossibile definire attraverso la sua religione, la sua nazionalità, o il colore della sua pelle. Questa foto l’ho fatta a New York, ci siamo fermati davanti a questa saracinesca per qualche minuto senza riuscire a parlare.
The crazy whirlwhind of the weekend finally got me out of my closet, it was full of conversation about the universe but also of great great laughs, there was a whirl of dinner parties, lunches, cooking, running up and down in the pouring rain, phone calls, errands, baking cookies, bookcrossing at the cloisters, phenomenal ideas about a future business enterprise that were discussed in a tram, and DIY at home: unfortunately, I painted over my kitchen table in pink and one instant of distraction was enough for the B to get pink all over too, with consequent rush to the vet – we’re lucky everything is okay now, everything but the table, which I actually don’t like pink and I’m going to repaint white. The annual overall prize for design of the London’s Design Museum went to Shepard Fairey’s iconic Barack Obama poster. In the beginning it was just a self-initiated project printed with the designer’s own money, not part of the official marketing campaign; it spread from the walls of Los Angeles, and for a long time anyone using the image or re-selling the posters on e-bay agreed to the principle that any earnings had to be given to the campaign’s funding. Today it appears as a uniquely powerful image, that summed up the aesthethics of the Thirties socialist/workers poster and the idea of the man of the future, a human being that will be impossible to define by its religion, nationality, or the color of his skin. This shot was taken in New York, we stopped before this shop and were unable to speak for a few minutes.




December 30th, 2009 at 3:53 pm
[...] frivolezze. Il tavolo che in un momento di follia era diventato rosa, è diventato nero da ieri sera. Mesi di elucubrazioni hanno dato vita a un’inaspettatamente [...]
January 5th, 2010 at 11:37 am
[...] primo porta un nome da hotel, The Selby, ed è il blog di interni del fotografo Todd Selby. Un giorno di tre anni fa, fotografando per un incarico di lavoro l’appartamento dello [...]