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la bellezza/beauty

coccodrillo

Coccodrilli e pittura del Seicento. Sono le cose che amo di più – natura e arte. Entrambe in parte bellezza e in parte bestia. E io sono fermamente convinta che dalla bellezza passa la complessità, e la comprensione di quello che ci accade. Ma ora che ci svegliamo ogni mattina con un altro conteggio dei morti (dopo 2 settimane nella striscia di Gaza i morti sono 900, un’orripilante e improbabile cifra tonda) e sentiamo di nuovo la voce degli eserciti – quella voce cieca, piatta, prepotente, che promette di risolvere ogni cosa – la bellezza è calpestata e resta solo la bestia. La violenza genera disperazione, la disperazione genera ulteriore violenza, la rappresaglia provoca ancora più disperazione, violenza, odio che viene tramandato per generazioni. Ma crediamo ancora nelle bugie che ci hanno propinato per secoli? Che l’identità e la sicurezza si fanno e si proteggono con le bandiere, i confini, gli dèi, i martiri e gli eserciti? E’ facile avere la meglio quando si è più forti, più bulli, più ricchi e meglio organizzati. Ma quella è vittoria? E’ sicurezza efficace e durevole? Tutto quello che serve alle persone è una casa, e rispetto. E abbiamo tutti bisogno delle stesse cose. La bellezza non basta, dobbiamo contrastare le bugie.

Crocodiles and 17th century paintings. These are the things that I love most – nature and art. Both very much part beauty and part beast. And I firmly believe that through beauty comes complexity, and understanding of what goes on around us. But as we wake up in the mornings with yet another death count on the news (it’s 900 dead people in two weeks in the Gaza Strip, that unlikely, horrific round figure) and hear again the voice of armies – that blind, one-dimensional, all-solving, high-handed voice – beauty is trampled and what is left is just the beast. Violence generates desperation, desperation generates more violence, retribution brings even more desperation, violence, hatred that is handed down for generations. Do we still believe in the lies we’ve ben fed for centuries? That identity and security are made and protected with flags, borders, gods, martyrs and armies? It’s easy to prevail when you’re stronger, bullier, richer, better organized. But is that victory? Is that lasting and effective security? Everything people need is a home, and respect. And we all need the same. Beauty is not enough, we need to fight the lies.

4 Responses to “la bellezza/beauty”

  1. Fabio Says:

    Adesso, non vorrei che il mio rapporto con il tuo blog diventasse lo stesso di Renato con il Micap (e’ gia’ il secondo commento nel giro di 5 minuti, su temi che non c’entrano nulla), pero’ vorrei solo domandarmi insieme a te cosa ci vuole per riportare la strage di Gaza in prima pagina sui quotidiani italiani. Oggi su Repubblica c’e’ un centimetro quadrato, e grazie agli scontri tra polizia e centri sociali.

  2. Marina Says:

    hai veramente ragione. anche se ti confesso che i paginoni fatti di sentito dire (visto che a nessun giornalista israeliano o straniero è permesso trovarsi veramente sul posto) mi sembravano altrettanto ipocriti. Voi in Inghilterra vedete qualcosa di più?

  3. Fabio Says:

    C’e’ forse piu’ attenzione. I giornali italiani sono, rispetto ai quotidiani di qualita’ di qui, piu’ pieni di bla bla politico. Leggendoli si puo’ pensare che, non so, Giovanardi e Pizza abbiano piu’ peso di te e di me sulle sorti del mondo, il che e’ del tutto discutibile.

    Io pero’ a leggere i quotidiani italiani mi diverto un mondo. La politica italiana e’ un teatro senza fine (basta leggere quello che sta accadendo a Liberazione, che mi capita di avvistare solo quando passo da voi in redazione, ma che, francamente e parlando con tutto il rispetto del quale sono capace, non ho mai visto nelle mani di nessuno).

  4. Fabio Says:

    Renato dixit

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